martedì 29 giugno 2010

Sforzo ermeneutico

Il lettore capisce quello che può e che vuole capire. Esempio: se io scrivo termini come "anacoluto", "serendipità" o "sineddoche", fra coloro che leggono questo post ci sarà chi conosce già il significato di queste parole e chi no.
Soffermiamoci sulla parola "serendipità"; può darsi che tra i miei lettori ci sia qualcuno che non abbia mai sentito nominare questa parola, come pure qualcuno che su questo termine abbia svolto una tesi di laurea. 
Ora non mi interessa il caso di colui che ha scritto la tesi bensì quello di colui che non saprebbe nemmeno affermare se "serendipità" sia effettivamente una parola italiana.
A questo punto, visto che questo post non sembra avere come oggetto la serendipità, il lettore si troverà davanti ad una scelta: rimanere nell'ignoranza (per vari motivi fra i quali pigrizia, fretta, menefreghismo, ecc.) oppure fermarsi per andare alla ricerca del significato di questa parola.

martedì 22 giugno 2010

RCA Rifiuto con affetto

Mi sento in dovere di pubblicizzare questa idea visto che mi chiama in causa in prima persona.
Dovrebbe esserci qualcosa di analogo ma su scala globale utilizzando la rete, una sorta di piattaforma tipo e-bay dove, invece di vendere-acquistare, si da' e si prende. 

mercoledì 17 marzo 2010

Ancora a proposito della cratica

Piu' ci penso e piu' me ne convinco. La maggior parte dei pensieri che faccio non sono affatto pensieri miei ma sono pensieri di altri che ho appreso e che ripeto nella illusione che siano miei.    
Cosa intendo dire? La maggior parte dei miei pensieri sono gia' stati fatti, sono percorsi logici che qualcun altro ha gia' percorso prima di me e sicuramente meglio di me.
Nota fondamentale: per pensieri intendo pensieri logici cioe' verbali e quindi comunicabili, non intendo affatto fantasie, impressioni, senzazioni a meno che queste non siano verbalizzate, non intendo nemmeno intuizioni.
Le stesse cose che sto affermando ora non sono, propriamente, mie. Qualcun'altro avra' sicuramente gia' fatto questo stesso mio percorso logico e sicuramente meglio di me, io non sto facendo altro che ripeterlo piu' o meno consapevolmente, se non addirittura copiarlo. Cio' che scrivo, infatti, e' una elaborazione personale di cio' che ho letto, ascoltato, visto, ecc. ecc. Ma anche quella che chiamo "elaborazione personale" non e' altro che il risultato di possibilita' combinatorie secondo le regole datemi dalla lingua che uso, nello specifico quella italiana.
Il fatto e' che i nostri percorsi logici, i pensieri hanno valore anche e soprattutto in base alla loro capacita' di influenzare la nostra vita. Ora, per economia ma soprattutto, dico io, per pigrizia, alla maggior parte delle persone sembra inutile sprecare energia nell'elaborazione di nuovi percorsi mentali quando trova gia' bell'e pronti dei percorsi logici, fatti da altri, che si adattano alla meno peggio alla realta' per far fronte ai bisogni quotidiani piu' basilari.
Non voglio giudicare negativamente questo modo di pensare acritico, anzi in moltissimi casi e' utilissimo, ogni sistema sociale si basa in fin dei conti su di un meccanismo del genere.
Evidenzio solamente un "pro" ed un "contra" di questa situazione. Pro: come ho appena accennato ogni sistema sociale funziona e si conserva grazie soprattutto al fatto che la maggior parte delle persone appartenenti a quel sistema condivide e pratica i medesimi percorsi mentali. Contra: nel sistema sociale detiene il potere chi conosce e sa utilizzare al meglio questo meccanismo.

Conclusione: la mia preoccupazione, ora, non e' tanto trovare il modo per essere a tutti i costi pensatori originali, quanto sondare la possibilita' di un sistema sociale che tramite la condivisione e la pratica dei medesimi percorsi logici non porti inevitabilmente ad una gerarchizzazione del sistema stesso ovvero a coagulazioni di potere cancerogene.

giovedì 4 febbraio 2010

lunedì 1 febbraio 2010

Sempre a proposito della cratica


Un sistema coercitivo che non ammette forme di protesta o critiche non si autoconsidera violento, semmai  ordinato o rigido; questo sistema si vede costretto ad usare la forza solo contro chi osa ribellarsi. Quindi tale sistema parla di violenza, connotata negativamente, solo quando riceve attacchi ed invece parla di controllo, ordine, prevenzione ed al massimo di repressione,  se proprio deve esercitare la forza, sempre e solo, ovviamente, per il bene comune: termini quest'ultimi tutti con connotazioni, se non prorpio positive, almeno neutre.
Il punto della questione allora non e' violenza si o violenza no ma vedere chi detiene il potere di attribuire-descrivere un determinato fatto o stato di cose con certe parole evitandone altre; fare cio' significa detenere il potere di decidere quali connotazioni far valere attraverso la scelta delle parole.
Attenzione: quando parlo di "connotazione delle parole" intendo la loro colorazione emotivo-affettiva. 
Si tratta cosi alla fine di vedere chi detiene il potere dell'effetto-efficacia emotiva sugli uditori attraverso la scelta delle parole o della favola opportuna da raccontare.
Ci sarebbero tante altre cose da dire e tanti altri approfondimenti da fare sulle cose gia' dette ma mi fermo qua perche' e' tardi.